La pratica di movimento creativo-espressivo Rio Abierto di Lucia Li Pera
Il Sistema Rio Abierto (fiume aperto)
da circa 50 anni si evolve sui temi della consapevolezza e della trasformazione. Utilizza tecniche specifiche di movimento che risvegliano l’energia addormentata dei centri vitali dell’organismo (chakra) e ci permettono di sentirli come delle fonti di energia specifica che potenziano i vari settori della nostra vita: quello vitale, quello sessuale, l’affettivo, il mentale.
Muovere il corpo è in effetti un primo passo di un percorso di integrazione psico-corporea. Poiché l’integrazione psico-corporea è il recupero di un’unità fondamentale della nostra realtà umana, il movimento creativo-espressivo non è soltanto una cura del corpo finalizzato al benessere fisico.
Il rilievo più grande viene dato alla possibilità di riconoscere se stessi come un sistema integrato, come un organismo -“olos”- dove ogni parte è un aspetto di un tutto e tutto è compreso in ogni parte. Mentalmente, per semplificare, tendiamo a separare l’emozionalità dalla mente, la mente dal corpo, l’energia fisica e quella psichica, la spiritualità. Ma sappiamo che questi concetti, intellettualmente separati, costituiscono un insieme, una complessa unità, che non è una mescolanza confusa delle varie parti. E’ un sistema in cui tutte le parti funzionano in sinergia. La parte affettiva (emozioni, sentimenti), il corpo (energia) e la parte mentale (pensiero, comprensione, consapevolezza) in realtà s’intersecano e si condizionano tra loro sia positivamente che negativamente. Il corpo in movimento consente di uscire dalla rigidità e dalla fissità per ritrovarci in una nuova maniera di essere, la fluidità. Nell’agile accettazione del gioco della Vita, la personalità, incarnata in un corpo nel quale si riflette e si manifesta, riesce finalmente a smuoversi dalla rigidità acquisita nel lavoro di difesa che il nostro personaggio ha strutturato dentro i limiti dell’idea di noi stessi.
Lavorare con la consapevolezza di tutte le nostre dimensioni energetiche non è un semplice esercizio fisico, bensì un’esplorazione nel nostro potenziale umano, cui viene dato stimolo per esprimersi. E’ possibile sperimentare il superamento di blocchi che causano spesso insoddisfazione e, alla lunga, dolore. Il corpo infatti può diventare una prigione non soltanto di stati d’animo originariamente repressi, ma anche di tutti gli altri simili, o quelli che potrebbero ricordarci quelli originari. E in questo processo si cronicizza gradualmente l’inibizione all’espressione.
Il movimento espressivo permette al corpo di manifestare -con gesti, movenze, atteggiamenti del volto- emozioni, sensazioni, suggestioni o idee. Questo avviene attraverso l’imitazione di un istruttore o anche con movimento spontaneo libero.
L’istruttore si muove seguendo la musica imitato dai partecipanti disposti in circolo, che seguono i suoi movimenti e le sue espressioni. L’allievo è portato, affidandosi ed emulando l’istruttore, a fare nuovi movimenti e a esprimersi in modo insolito: questo è un potente mezzo per uscire dalla meccanica riproduzione del proprio repertorio di gesti e atteggiamenti personali. Parte attiva e parte ricettiva sono quindi sempre contemporaneamente coinvolte nell’ascolto della musica e nell’espressione corporea che si esprime nel movimento. Nel movimento libero spontaneo, sempre seguendo la musica, cerchiamo da soli la completa espressione di quello che sentiamo attraverso il movimento e trovando l’opportunità di riconoscere, dentro se stessi, nuovi o più completi modi di manifestarsi. L’allievo è invitato ad assumendosi responsabilità della propria espressione, che viene accettata e riconosciuta dagli altri e più pienamente da chi la propone. Tutto ciò è come un gioco, altro grande strumento di crescita, che affianca l’emulazione, ambedue veicoli di apprendimento da non relegare solamente all’infanzia.
Il movimento espressivo si rivela così mezzo di guarigione del proprio passato, tramite la disponibilità del corpo come strumento di comunicazione. Una diversa gratificazione, questa, che si aggiunge meritevolmente a quelle dello sport, del cibo o del sesso. Il movimento con la musica, in un’ottica di lavoro interiore, è goduto principalmente come viaggio interiore di scoperta delle potenzialità personali. Il potere della musica sta nella funzione per cui è nata: rispecchiare -come ogni arte- l’essere umano affinché possa di nuovo riconoscere la propria umanità.
La “pratica” di movimento si svolge e si completa in un’ora circa e vede diversi momenti, di lavoro con i chakra, di coordinazione tra ritmo armonia e movimento, di espressione, di rilassamento, che si sviluppa con una visualizzazione guidata o con una meditazione, cui fa seguito una breve condivisione, con parole-chiave o frasi che possano dare idea del timbro o del tono della propria condizione o stato d’animo, o siano come una sorta di “titolo” dell’esperienza vissuta.