La dimensione spirituale non è nuova nella Psicologia, occorre riconoscerne la paternità al grande Jung, ma normalmente è poco "frequentata" nella pratica della Psicoterapia.

Si può pensare ad una parte spirituale interna presente da sempre, che contiene una saggezza profonda al di fuori delle mode culturali, o delle regole sociali, che riguarda il nostro vero essere.

Allora poter riconoscere e lasciare che la sua saggezza si estenda alla mente, al sentire del corpo e al mondo emozionale, permette un riequilibrio e una integrazione profonda, capace di attivare i processi di autoguarigione. Siamo una unità che la nostra mente fa fatica a concepire, perché è abituata a vedere le differenze e a focalizzarsi su quanto siamo diversi e separati gli uni dagli altri. Ma tutte le volte che, o per un processo terapeutico, o per un’ intuizione improvvisa, riusciamo a vivere un momento di unità, facciamo sempre esperienza di una gioia profonda e di un vero benessere. Il Sé è nato con noi, ma possiamo perderne il senso se investiamo tutte le nostre energie nell’io o nell’immagine, nel ruolo o nel personaggio. I mistici di ogni fede hanno scritto che Dio è nel cuore dell’uomo.

Il cuore, sede dell’amore, è anche il tempio in cui dimora Dio nell’essere umano. Il Sé è la guida profonda dentro di noi che, se negata, crea sempre grande sofferenza. Contemporaneamente, è anche la parte saggia di ciascuno, la più capace di collaborare al processo di guarigione. “Non di solo pane vive l’uomo” significa che abbiamo bisogno anche di un altro nutrimento: l’amore, che è un legame profondo e sincero con sé, gli altri, la Natura e Dio. Si può mettere in dubbio la potenza dell’amore o gli effetti devastanti della sua perdita sull’individuo?

L’amore è un’efficace forza risanatrice, indipendentemente da chi si ama: è l’atto di amare che ha il potere di guarire. D’altra parte, una persona che non ama se stessa non può amare gli altri. Intendendo con la parola fede la scelta che noi sempre operiamo quando ci dedichiamo con determinazione e passione a un qualsiasi interesse che noi percepiamo prioritario, per esempio come lo sport, il lavoro, il denaro, il proprio talento artistico, ecc.; nella dimensione spirituale è la scelta della Fede come esperienza del sapere interno e profondo del cuore, cui dare riconoscimento, con ascolto e attenzione. Avere fede non è quindi essere stati fortunati, come per aver raccolto una manna dal Cielo, ma aver riconosciuto e attuato la propria libertà di scegliere che cosa fare della propria esistenza, quale significato viverne intensamente, realizzando i propri talenti.

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